Torna alla home page
Download iPhone Download Android

Le Saline di Margherita di Savoia e la zona umida

Le Saline di Margherita di Savoia e la zona umida

La storia di Margherita di Savoia vive da sempre in perfetta simbiosi con la storia della sua salina. L’attuale Salina di Margherita di Savoia è situata lungo una fascia costiera, nella parte settentrionale della Puglia, che va dal territorio di Barletta a sud e termina a nord tra quello di Zapponeta e quello di Manfredonia. Queste si estendono su una fascia lunga circa 20 km, spingendosi nell’interno per una profondità massima di circa 5 km. La superficie totale è di circa 4500 ettari. La superficie utile coperta dalle acque è di circa 4000 ettari.

La natura del terreno è per la massima parte argilloso e presenta un elevato grado di impermeabilità. Il movimento delle acque a ciclo continuo viene realizzato sfruttando nella maggior parte della superficie il dislivello naturale del terreno; ove ciò non è possibile provvedono sei stazioni idrovore dislocate nelle varie zone della salina. La prima di queste stazioni, in ordine di grandezza, è quella che provvede al prelevamento delle acque di mare. La quantità di acqua di mare utilizzata per la produzione del sale varia a seconda dell'’andamento stagionale; essa si aggira in media intorno ai 30.000.000 di metri cubi annui. Il periodo più favorevole alla produzione comprende i mesi di giugno, luglio, agosto e settembre. La produzione media annua di sale è di circa 6 milioni di quintali.

I primi insediamenti risalgono al IV secolo a.C., quando gli Illiri, sbarcati dalla Dalmazia colonizzarono questa zona e la resero fertile e fiorente: sfruttando la posizione strategica tra le città di Arpi, Salpi e Canne, favorirono il commercio con l’Oriente.

Successivamente, nonostante le turbolente invasioni in Puglia, la Salina continuò ad esportare sale in Oriente e nella Repubblica di Venezia.

Le saline furono anche territorio di dominio da parte dei Romani che si insediarono attorno al lago Salpi (lago salato), attualmente zona evaporante. Di qui passava anche la via Salaria, che dall’Adriatico portava fino a Roma. Con il diffondersi del cristianesimo, Saliniis assume il nome di Sancta Maria de Saliniis (1105 d.C.) e fu donata al vescovo di Canne dal Conte di Canne Goffredo il Normanno.

Distrutta Canne, Sancta Maria de Saliniis fu ceduta nel 1158 ai Templari di Barletta. Pur avendo resistito alle varie lotte per il suo predominio e alla pressione fiscale, questo casale si spopolò quasi completamente a causa della malaria: i salinari si rifugiarono (fine 1200 inizi 1300), attorno alla chiesa di S. Agostino di Barletta, dove fondarono una comunità autonoma: le Saline si chiamarono Salinelle di Barletta. A questo primo esodo fece seguito, verso la fine del 1600, un secondo esodo, quello dei salinari che da Barletta cominciarono a stabilirsi in salina. Infatti, dopo le opere di bonifica del lago Salpi, avvenute sotto Carlo III di Borbone, furono costruite le prime abitazioni, i pagliai.

primo stemma

Nella prima metà del 1700 il centro rappresentava uno dei più grossi concentramenti di mano d’opera salariata del Mezzogiorno. Il nuovo nucleo di abitanti comincia a coltivare gli arenili, a seminare nella sabbia su cui aveva costruito le proprie capanne: era una produzione appena sufficiente per la sopravvivenza. A quel tempo era lo Stato ad occuparsi di tutte le spese (dallo stipendio al medico, al farmacista, al salassatore, e a tutte le spese occorrenti alla comunità), essendo questo popolo destinato principalmente alla coltivazione del sale.

Nel 1813 i Salinari si separarono dal Comune di Casale della Trinità (attuale Trinitapoli, a 5 Km. da Margherita nell’interno), del quale erano stati una frazione. Risale a questo periodo la figura del direttore-sindaco che coincideva con quella del direttore della salina. A causa del sensibile aumento della popolazione, nel 1847 oltre 1500 salinari si trasferirono nella colonia di S. Cassano (attuale S.Ferdinando, a 10 Km da Margherita).

Con il Regno d’Italia la popolazione elesse una sua amministrazione, con un suo consiglio comunale ed un suo sindaco. Da quel momento in poi i rapporti tra gli amministratori della salina e gli amministratori del comune furono controversi. Nel 1894 il comune, che ormai dal 1879 aveva preso il nome di Margherita di Savoia dalla prima regina d’Italia, ottenne dallo Stato i mezzi necessari alla sua sussistenza.

Soltanto nel 1927 questo comune ottenne il suo primo stemma civico.

Risale al 1897 la prima visita ufficiale dello Stato, compiuta dal ad opera del ministro Prinetti e dall’onorevole De Cesare, il quale in un articolo della “Nuova Antologia” del 1° Marzo 1897 dal titolo Agro Romano e Tavoliere di Puglia scrisse : “Per Margherita di Savoia il caso è addirittura inverosimile. Quella Salina rappresenta una vera ricchezza dello Stato, mentre la sua popolazione, così paziente e laboriosa, senza territorio nè strade è condannata alla miseria […]. Quella gente ancora spera di avere un territorio che emerga dalla palude”. La Salina sembrava un campo per lavori forzati, che tra l’altro ha ospitato i prigionieri di guerra, portati qui in mancanza di mano d’opera).

Ma si dovette aspettare gli anni Sessanta del 1900 per essere testimoni di una vera e propria rivoluzione tecnologica all’interno della salina: dalla fase artigianale si passa a quella industriale: nasce la macchina-raccoglitrice (detta anche macchina-carello[, oggi in disuso). Il Saliniere da operaio manovale-contadino si trasforma in meccanico, elettricista, motorista. Nasce la divisione del lavoro, l’operaio specializzato.

Le saline sono inoltre ambienti di notevole interesse naturalistico, tra i più produttivi e ad altissima biodiversità.

La fauna è spiccatamente ornitica, anche se non è da trascurare la presenza ittica, memoria di quando alcune vasche erano adibite all’allevamento del pesce e la presenza di pipistrelli, attirati nell’area dall’abbondante presenza di insetti. Altri mammiferi che frequentano la salina sono la Volpe e la Donnola, quest'ultima osservata proprio presso le strutture dell’Osservatorio naturalistico.

La potenzialità faunistica delle saline è dovuta in gran parte alla presenza di una serie di vasche a crescente salinità e differente profondità che consentono di soddisfare le esigenze di differenti specie.

Le saline costituiscono uno straordinario habitat soprattutto per la sosta e lo svernamento dei limicoli (piccoli uccelli che si muovono dove l’acqua è meno profonda in cerca di piccole prede quali molluschi, larve e vermi) trai i quali il Piovanello pancianera che a volte supera i 10.000 individui, il Gambecchio, l’Avocetta, il Chiurlo e anche il rarissimo Chiulottello, la specie in assoluto più a rischio di estinzione dell'intero Paleartico. Tra gli anatidi è di rilievo la presenza di un curioso uccello dal becco rosso, la rara Volpoca (così detta per l’abitudine di nidificare nelle cavità scavate nel terreno da volpi e conigli) ed il Fischione, purtroppo oggetto di bracconaggio ancora presente nella zona. A questi uccelli si aggiungono per interesse la presenza invernale di Spatole, Gru, Aironi bianchi maggiori, e di piccoli gruppi di Oche che un tempo si riversavano a migliaia ricoprendo le aree incolte ai margini della riserva.

Tra i nidificanti in fine il Cavaliere d’Italia, l’Avocetta, il Fratino, il Fraticello, la Sterna zampenere, la Pernice di mare, il Gabbiano roseo, il Gabbiano corallino oltre all’ormai famoso Fenicottero rosa che ormai costantemente al di sopra del migliaio di individui ha costituito proprio nella salina una delle più importanti popolazioni europee di questa specie.

http://www.museosalina.it/home.html